Smettere di criticarsi: come trasformare il nostro giudice interiore nel nostro più prezioso consigliere.

Posted by on Apr 7, 2011 in Gli Articoli di Ispirazione, Azione e Passione | 0 comments

Avete appena finito una prova importante: dovevate parlare in pubblico, presentare un progetto, dire qualcosa di importante a qualcuno, esprimere il vostro punto di vista, raccontare la vostra esperienza….

Un momento cruciale, la tensione era già alta ancora prima di cominciare a parlare. Ma ormai avete finito. Il momento è passato. Questione di un secondo e invece di complimentarvi con voi stessi e darvi una pacca di incoraggiamento sulla spalla dicendovi quanto siete stati bravi, cosa fate? Rivolgete a voi stessi una serie di critiche senza fine: “Sì in effetti non è andata male però… quando ho indugiato in quella pausa di silenzio un po’ troppo lunga chissà cosa avranno pensato…. avrei dovuto essere più diretto… meno pacato… più veloce… avrei dovuto lasciare anche all’altro il tempo di parlare… avrei dovuto coinvolgere di più le altre persone… mostrarmi più sicuro…”

Imparare a gestire l'autocritica

Mille ‘avrei dovuto…‘ e un unico risultato: concentrarci su quello che abbiamo sbagliato, su ciò che non ha funzionato. In quei momenti il nostro giudice interiore non ha freni, vede e nota tutto e ce lo dice senza peli sulla lingua e, più noi ascoltiamo quella voce, più ci sentiamo di non essere stati abbastanza bravi, di aver fallito, di non ‘avere la stoffa’, di essere inadeguati… ma a chi appartiene quella voce che sentiamo dentro la nostra testa? Chi è quel giudice così severo? Noi stessi!

Immaginate di aver fatto un regalo ad un vostro caro amico: non vedete l’ora di consegnarglielo e di vedere il suo sorriso e la sua gratitudine nel momento stesso in cui scarterà il pacchetto che gli avete preparato. E invece che cosa succede? Che il vostro amico a mala pena vi ringrazia e magari vi dice anche ‘Grazie, ma ce l’avevo già!’ Che cosa fareste in una situazione del genere? La volta dopo gli fareste forse un altro regalo? Probabilmente no… Questo per dirvi che se noi per primi ci diciamo cose spiacevoli e ci critichiamo in continuazione per ciò che abbiamo sbagliato, per ciò che avremmo dovuto fare e che invece non abbiamo fatto, come affronteremo il prossimo colloquio, la nostra prossima riunione, una nuova sfida? Probabilmente faremo di tutto per sabotarci e, un po’ alla volta, stanchi di quella voce interiore, saremo sempre più agitati anche solo all’idea di affrontare una nuova prova o di esprimere la nostra opinione davanti agli altri (Ho davvero il diritto di dire ciò che penso? E se venissi frainteso? E se lui/lei si offende? E se non riesco a spiegarmi? E se sbaglio qualcosa?….), e magari con il tempo smetteremo addirittura di farlo. (Tanto il risultato è stato terribile quindi perché continuare? Non è andata bene quindi che senso ha? Non sono stato abbastanza convincente, bravo, sicuro, preciso, ….).

Eppure l’intento di quella vocina che sentiamo risuonare dentro di noi e che a volte è così severa, è magari semplicemente quella di spingerci a fare meglio la prossima volta. Solo che l’effetto che produce è di sentirci criticati, evitandoci di vedere la possibilità di miglioramento che c’è dietro ad ogni nostro comportamento e ad ogni nostra azione. D’altra parte, potrebbe essere soltanto la manifestazione del nostro voler raggiungere sempre la perfezione in qualsiasi momento (So che ho fatto bene ma avrei dovuto fare meglio…). A volte, poi, è anche una questione di autostima e di auto-efficacia: ma qual è la differenza?

Che cosa possiamo fare, allora, per imparare a trasformare questa voce nel nostro più prezioso consigliere oppure capire quando è il caso di farla tacere? Vediamo di scoprire che cosa si nasconde dietro al nostro dialogo interno.

  • Se riconosco che l’intento è solo dirmi cosa non ha funzionato OK! Quale potrebbe essere un altro modo, più utile ed efficace, per non finire ad indugiare solo negli errori commessi ma riconoscere anche ciò che abbiamo fatto bene e che ha funzionato? Personalmente, ritengo molto importante prendersi almeno un paio di minuti per liberare la mente da qualsiasi pensiero dopo aver affrontato una prova o dopo aver vissuto un momento particolarmente importante ed impegnativo. Fate qualche bel respiro profondo. Poi, dedicate i successivi minuti per notare tutto ciò che è andato bene e che avete fatto in maniera efficace. Questo vi aiuterà a concentrarvi sugli aspetti positivi e la prossima volta affronterete una nuova sfida con entusiasmo, evitandovi di avere il timore di sbagliare o di non ‘essere all’altezza’. Solo successivamente, considerate gli aspetti migliorabili e le cose che potrebbero essere implementate: ma fatelo senza criticarvi! Come? Per esempio usando un linguaggio neutro: “mentre parlavo ho notato che.. e quindi la prossima volta posso…“, piuttosto che dirvi “ho fatto schifo… oppure… ho fallito“.
  • Sto semplicemente cercando la perfezione a tutti i costi? Se è così, il vostro giudice interno (cioè voi!) non vi darà mai tregua. Ma perché aspirare alla perfezione se questa ci provoca solo ansia e non ci rende capaci di riconoscere i nostri miglioramenti (piccoli e grandi) e a lodarci per questi? Aspirare ad essere perfetti è uno sforzo senza fine che non porta assolutamente a nulla, anzi. Così facendo non solo ci perdiamo il percorso ma, una volta raggiunta la meta, troveremo sempre qualcosa che non abbiamo svolto in maniera perfetta e quindi ci criticheremo nuovamente. E’ il nostro modo di vedere la vita in termini di bianco o nero. “O faccio tutto bene oppure fallisco… O faccio un lavoro perfetta, o tanto vale che non lo faccia”. Ma tra il bianco e il nero non ci sono forse mille sfumature di grigio? Cominciamo a ragionare in termini di e…e invece di o…o. “Posso aver commesso degli errori e allo stesso tempo aver fatto anche molte altre cose in maniera corretta…. nel complesso ho fatto un buon lavoro che è, anche, sicuramente migliorabile“. Come sarebbe se incominciassimo a vedere le cose con questa nuova consapevolezza? Se vi accorgete che la vostra voce interiore sta diventando quella di un giudice un po’ troppo severo e che il vostro dialogo interno non ha nessuna utilità se non quella di sminuirvi inutilmente alla ricerca di una perfezione che non esiste, provate ad usare questa strategia: immaginate di dare ai vostri pensieri di critica la voce di paperino, oppure di un altro simpatico o buffo personaggio dei fumetti. L’intento nel fare ciò è quello di togliere potere ai nostri pensieri disfunzionali, sdrammatizzare la situazione, smettere di essere troppo severi con noi stessi e di auto-sabotarci. Le critiche non favoriscono il miglioramento, anzi lo bloccano. Non è necessario essere così severi con stessi per migliorare. Trasformiamo il nostro giudice interiore nel nostro più prezioso consigliere: dobbiamo solo imparare a comunicare con noi stessi in maniera nuova, più utile ed efficace!
  • E’, invece, il mio modo per dirmi che non vado mai bene, che gli altri sono sempre più bravi di me, che non sono capace di fare nulla? Se è questo il vostro caso, avete bisogno di lavorare sul concetto di autostima. Io valgo, indipendentemente da ciò che faccio e merito di amare me stesso/a a prescindere dai miei comportamenti, dai miei successi e dai miei fallimenti. Come insegna la Neuro-Semantica, spesso confondiamo l’auto-stima (amare e provare ammirazione per noi stessi, in quanto esseri umani) con l’auto-efficacia (sono le nostre competenze e le nostre abilità, l’essere capaci ed efficaci nel fare qualcosa). Posso provare stima per me stesso anche non sono efficace a disegnare, a parlare Cinese, a parlare in pubblico, ecc. Tutti noi siamo più efficaci in certi ambiti, e meno in altri! Ma la nostra abilità o meno di raggiungere dei risultati, non ha niente a che vedere con la nostra autostima. Pensate ad un bambino: quando è piccolo lo amiamo esattamente così com’è anche se non guadagna soldi e non ha successo. Lo stesso dovrebbe accadere anche per noi, una volta diventati adulti. Non è mai troppo tardi per imparare ad apprezzare la bellezza che c’è in noi, indipendentemente dalle nostre azioni: queste ultime possono essere più o meno efficaci, ma non determinano in nessun modo chi siamo. Noi siamo molto di più dei nostri comportamenti e dei nostri errori! Che cosa ho bisogno di credere a proposito di me stesso/a per non rimproverarmi in continuazione? (“Io sono molto di più dei miei comportamenti… Vado bene esattamente così come sono…. Accetto ogni parte di me e facilmente cambio… D’ora in poi, scelgo di parlare a me stesso/a con dolcezza“).

Mettere in atto queste semplici strategie può davvero aiutarci a migliorare il nostro dialogo interiore e ad avere più fiducia in noi stessi e nelle nostre capacità. E’ solo questione di allenamento!

Buon lavoro!

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